Παρασκευή, 27 Ιανουαρίου 2012

articolo...Rivista di Letteratura: Segreti di pulcinella








La poesia postmoderna in Italia e in Grecia






Di Apostolos Apostolou












Che cosa potra' voler dire allora essere poeta? Condurre una vita disparta, una vita diversa, soddisfatto di essere apprezzato da un piccolo numero di persone,rassegnato ad essere considerato dalla maggior parte come una persona un po'strana oppure accettare anche con orgoglio una condizione di alienato, apertamente al margine? Mimetizzarsi, per lo piu', dietro un altra attivita'? ( Per esempio Professori all'Universita'come Edoardo Zuccato in Italia, Giorgio Veltsos, e Haris Vlavianos in Grecia, o giornalisti come il poeta Eugenio Aranitsis anche in Grecia. ) Il prestigio di cui si gode ( cioe' il poeta ) pubblicando libri, riportando premi, avendo il consenso
dei critici, agli occhi di chi e' valido?
Pero'come si presenta la nuova generazione poetica in Italia e in Grecia? ( La nuova generazione, dei poeti, tanto in Italia quanto in Grecia, sono i poeti che sono nati negli anni cinquanta, e negli anni sessanta ) In Italia poeti come Massimo Bocchiola, Umberto Fiori, Antonella Anedda, hanno in comune l' originalita' dei versi con parole quotidiane . Parole quodidiane che non anullano la forma lirica. Parole che si percorsano da toni, voci, lacerti, ellementi dell' esperienza. Pero' i poeti italiani non rifiutano le nuove forme ( come per esempio, le forme poetiche di postmoderno), eppure costruiscono una plurivocita'. Le sperimentazione incessante dei poeti nuovi italiani sono la dissacrazione del linguaggio, cristallizzato nel convenzionalismo culturale. Nelle parole esiste una misteriosa qualita' ma anche nelle tematica della poesia . Ricordo la poesia di Antonella Anedda, qui la misteriosa qualita' funziona come memoria. Nelle raccolte con titolo Dal balcone del corpo, 2007, Antonella Anedda scrive: ( Pensi davvero che basti non avere colpe per non essere puniti, ma tu hai colpe. / L' aria e' piena di grida. Sono attaccate ai muri. / basta sfegare leggermente. / Dai mattoni salgono respiri, brandelli di parole. / Ferri di cavalli motri circondano immagini di battaglie / le trattengono prima che vadano in un futuro senza cornici...)
In un altro livello si trova la poesia di Edoardo Zuccato, ( poeta che e' nato negli anni sesanta ) scrive- non sempre - in dialetto. La poesia di E. Zuccato come forma e contenuto diventa un ascolto con antico desiderio di silenzio e d' intimita'. In questo tono della plurivocita' si trova la poesia del greco poeta Haris Vlavianos ( tradotto in italiano). Il poeta Vlavianos cerca la verita' del creato e del ricreato. Crede che la poesia come documento vitale e'di per se', cioe' e' una storia della memoria. Nelle raccolte con titolo ''Dopo a fine della bellezza nella 2003 scrive: ( Tento' di ricordare la poesia / che aveva cominciato a scrivere mentalmente / sulla veranda dell' albergo con vista sul Vesuvio. / Inutilmente / Le parole erano svanite / e con loro la particolare sensazione / di quel mattino autunnalle. / Era come se quel mattino non fosse mai esistito / Non era esistito...Nei giorni precedenti avevo letto / Anatomia della malinconia / trascrivendo alcuni brani e versi / sul quaderno rilegato in pelle che gli aveva regalato / il giorno in cui partivano a Napoli. Sotto la dedica con caratteri microscopici / aveva annotato la frase / " La verita' e' qualcosa di spaventoso... )
Una altra scrittura poetica esprime il poeta Eugenio Aranitsis. La poesia secondo E. Aranitsis e' una ricerca del pensiero dentro di essa stessa deve partire da un incontro essenziale con la realta'. Molto importante anche il greco poeta Giorgio Veis ( tradoto in italiano) la poesia ( secondo il poeta ) non e' attualmente un monologo dell' Ego ne' un dialogo del Tu e dell' Io, perche' cosi la poesia funziona come universo chiuso, e la poesia come ontologia esprime un universo aperto. Uno dei migliori poeti che abbiamo parlato ( poeti degli ultimi anni in Grecia ) e' Giorgio Veltsos, un poeta influenzato dal postmoderno,e secondo lui la forma puo' divenire il sviluppo della poesia, quando essa entra nel gioco del linguaggio.
Se ogni epoca produce la propria poesia, quella d' oggi vuole essere una poesia della parola pensante sustanziatrice dell' errare del pensiero planetario.Tanto piu' poesia che pensa e si esprime, in quanto l' uomo comune tende in fretta a unificare le sue idee,cosi queste, frammentariamente come nella realta' coesistono, non siano piu' che pontenziale somma dei confronti dell' essere errante dell' uomo. Uomo che e' in ogni parte perche' e' padrone del linguaggio comune del pensiero planetario.Da qui la poesia, che e' la essenza del linguaggio, ha il proposito di definirsi nella impicazione del suo tempo. Cosi e' necessario la poesia diventera' un incontro essenziale, ma anche una percezione, o penetrazione come una visione del mondo. Solo cosi la poesia esistera' come balsamo sulle ferite del uomo.
Ecco perche' Rimbaud sosteneva che " il poeta e' veramrnte un ladro di fuoco". Ma anche Nietzshe diceva: " Flamme bit ich / stumm' aus flamme bin sicherlich". Il poeta e' senza dubbio una tale fiamma.

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