Παρασκευή, 27 Ιανουαρίου 2012

Dal Convegno di Arese....Articolo








L'idillio filosofico e letterario tra Italia e Grecia






Di Apostolos Apostolou












L'idillio tra l'Italia e la Grecia, che ha inizio già da Giovanni del Turco, (1768) quando nella sua traduzione dell'Iliade di Omero farà una lunga introduzione sulle affinità letterarie tra i due popoli. Eppure arriva al suo impatto più stretto con U. Foscolo (Zante 1778 - Turnham Green, London 1827 ) [ 1 ] o Foscolos come firmava nei suoi testi greci. Testi che non erano mai completamente greci ma costituivano un miscuglio di italiano e di greco. Questo è chiaro nelle sue lettere d'amore a Isabella Theotoki, quando le scriveva (Cai ego se agapao poli, sabbene voi den me agapas tipotes. Cioe' " ti amo, ma tu ? " ) ma anche dalle lettere che mandava ai suoi amici Andrea Mustoxidi ( 1785 - 1860 ), Michele Ciciliani, Dionisio Voultso, Stiliano Vlassopoulo ( 1748 - 1822 ) . [ 2 ] I quali vivevano in Italia e avevano giocato un ruolo scientifico e sociale significativo. I suoi rapporti con i Greci erano sempre molto calorosi e spesso stimolativi. Presento l'evento con il Greco Stilianos Blassopoulos, dottore in giurisprudenza, matematico e fisico che ha scritto in Italia, sotto lo pseudonimo Biagio Colonna, quando dopo il successo di una rappresentazione teatrale di Foscolo a Venezia intitolata Trieste ed il pubblico lo acclamavo dicendo " gionane greco ," alla ripetizione della suo rappresentazione, l'insuccesso era universale e il suo amico Stiliano Vlassopoulos, scherzando gli manderà una fiaschetta ossia una bottiglia vuota, la parola fiaschetta in italiano significa anche fallimento colossale mentre, come è stato scritto in tutte le altre lingue europee, significa semplicemente insuccesso ( nella ligua franca c'e' una diferenza fra la parola " fiasque " e la parola " fiasco " ) si arrabbia talmente da picchiare suo amico.
L'influenza di U.Foscolo su poeta Dionissio Solomo ( Zante 1798 - Corfu 1857 ) e Andrea Kalvo ( Zante 1792 - Louth, Inghilterra, 1867 ) era tale da essere determinante sulla loro opera. D.Solomo ha scritto su U. Foscolo, che "la natura ha rinchiusa la sua anima immortale in un corpo di quelli che non puoi incontrare per strada senza chiedere chi è questa persona che passa". Tuttavia tutti i di due grandi poeti erano vissuti per una grande parte della loro vita in Italia, hanno scritto fino alla fine della loro vita poesia in italiano ed conoscevano la lingua greca quando si sono stabiliti in Grecia. Vorrei sottolineare che opera in un modo un po strano ma i grandi poeti greci D. Solomos , A. Kalvos, e K. Kavafis, non avevano il greco per lingua materna. D. Solomos ha fatto gli studi ginnasiali e universitari a Cremona e a Pavia , quanto in Lombardia stavano fermentando le prime idee romantiche. Scrisse in quegli anni molti versi in italiano, conformandosi piu' alla tradizione accademica e purista, com' era naturale data la sua eta' e i tempi, che alle nuove direttive. Lo stile e la metrica di questi versi in italiano sono elaboratissimi e l' artifizio e' stridente. Nello stesso tempo accettava con entusiasmo la nuova ideologia che apre nuove prospettive. La nuova ideologia e' il romanticismo. Per Solomo, la poesia si scrive tra romanticismo e classicismo. La forma che prevale è: (europeo / romantico / classicistico) in proporzione dello schema (Classico / Dionisiano / Apolloniano). Mentre per Kalvos ( Segretario di Ugo foscolo, una figura isoloata, fu autodidatte, scrisse con una maniera neoclassica con un linguaggio arcaico e nella sua poesia ci sono moduli mitologici ) la poesia subisce la contribuzione delle scienze fisiche e soprattutto di una certa matematizzazzione perciò anche alla fine della sua opera poetica, ( con titolo Odi , ricorda le odi di Pindaro ) Kalvos, finisce con matematica. Su questo, J. Arthos, il quale ha studiato l'epoca si è riferito alla matematizzazzione e l'universo ordinato che vedevano le scienze ed aveva adottato anche la letteratura. Evidentemente, vale la pene di vedere cosa succedeva in Italia con il Romanticismo. Il Romanticismo in Italia si esprime nella lotta contro tutti i modelli e tutti i canoni dell' estetica classicistica. Nelle opere d' arti di letteratura,di poesia , l' infinito si esprime come finito; la bellezza e' stata suggestione dell' infinito, l' intuzione estetica era quindi conoscenza dell' Assoluto. ( Ricordiamo Leopardi nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica ). Ma il problema maggiore che il Romanticismo lascio' aperto era rappresentato dalla sfera dei rapporti tra l' arte e l' atre attivita' umane )
Ma anche in filosofia il greco Petros Brailas Armenis ( 1812- 1884 ) ha studiato filosofia in Francia e in Italia, e stato influizato da Antonio Serbati Rosmini ( Trento, 1797- Stresa, Navara 1855 ) e proprio dai libri di Rosmini, "Nuovo Saggio sull' origine delle idee" e "Origine dell' idea dell' essere".[ 3 ]
L'incontro letterario seguente tra i due popoli si avvera ad Alessandria, Egitto, quando Giuseppe Ungaretti ( Alessandria d' Egitto 1888 - Milano 1970 ) incontra il grande poeta greco Kostantino Kavafi, ( Konstantinopoli, 1863 - Alessandria d' Egitto, 1933 ) e l'influenza di Giuseppe Ungaretti è un fato per Kavafi. Ed è lui che lo introdurrà in Italia, avendolo conosciuto nella loro città di nascita comune, Alessandria, come lo aveva conosciuto Filippo Tommaso Marinetti ( Alessandria di Egitto 1876 - Bellagio, Como 1944 ) il quale racconta anche come lo ha incontrato, dicendo di averlo riconosciuto in un caffè allora che ne aveva soltanto sentito parlare. Come l'ho riconosciuto - dirà egli stesso - ho visto una figura molto elegante, che però aveva una deviazione dall'universo. Poco dopo, Eugenio Montale ( Genova 1896- Milano 1981) tradurrà Aspettando i Barbari e inizierà una conversazione fantastica con lui.
In un primo tempo K. Kavafis compose i suoi versi in una lingua epurata, ma dopo il 1903 si rivolse al parlato arricchito di forme dialettali di Costantinopoli e di parole tratte dalla tradizione classica. Il decadentismo di Kavafis non imita la grande poesia europea di quegli anni, ma si ispira al mondo ellenistico pagano- cristiano, che nella sua citta' natale ( cioe' la Constantinopoli ) celebrava gli ultimi trionfi, per mistificare o sublimare insopprimibili emozioni personali.
La stazione seguente è Iorgos Sarandaris ( Pireo 1909- Atene 1941 ) ha studiato in Italia per molti anni Filosofia e Giurisprundenza, natura tormentata da preocccupazioni metafisiche ( fu tra i primi a studiare l' esistenzialismo in Grecia ) che è stato influenzato dalla cultura italiana della sua epoca proprio di Ungaretti durante lungi anni dell' infanzia e sicuramente dal' esistenzialismo italiano, e dal simbilismo francese. È l'epoca durante la quale in Italia prevalgono nuove correnti di filosofia e di letteratura ( epoca che non conoscono molte cose i greci intelletuali per la cultura italiana ). Durante gli ultimi anni, anche se esistono molte possibilità, le influenze sono poche visto che le cattedre della lingua neo-ellenica (di greco moderno) nelle università Italiane ed i reparti di letteratura italiana nelle due università di Grecia ( Universita' di Atene, e Universita di Salonico ) s'interessano soltanto al compimento ingenuo di corsi insignificanti.


Note
[ 1 ] Ugo Foscolo figlio di Andrea Foscolo un chirurgo veneziano e della greca Diamantina Spathis. Dopo la morte del parte raggiunse con la famiglia a Venazia ( 1792 ).
[ 2 ] Mario Pontali ,Foscolo e il greco greco moderno, Roma , 1964. G. A. Traversi, Di un amore di Ugo Foscolo, Milano, 1883.
[ 3 ] Petros Brailas Armenis era assolutamente d' accordo, quando Rosmini scriveva: " L' idea dell' infinito non puo' essere nell' idea dell' essere, perche' l' idea dell' essere che abbiamo primitivamente e' quella del io, e l' io e' finito. Altro e' dire che l' idea dell' infinito viene di necessita' nella nostra mente, ed altro dire che essa e' innata ed e' nell' idea dell' essere. E' nella nostra mente lo negge [ ... ] ma non e' nella idea dell' essere perche' questa idea non sia apparente primitivamente [ ... ] ripetiamolo ancora che e' nel nostro io, il quale e' finito.

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